BUONI PASTO-DA DOMANI NUOVE REGOLE. SI AL CUMULO PER FARE LA SPESA

Buoni pasto, da domani nuove regole
Sì al cumulo per fare la spesa

I ticket restaurant forniti dai datori di lavoro da domani, 9 settembre, saranno cumulabili e utilizzabili anche nei mercatini, negli spacci aziendali, negli agriturismi. Resta valido il divieto di cederli. È esclusa la possibilità di resto

Il principale ostacolo a questo processo di liberalizzazione è dal lato dell’offerta. Perché chi deve accettare i buoni mensa — esentasse, se cartacei fino al limite di 5,29 euro, se elettronici fino a 7 euro — deve fornire un servizio, un prodotto, un pasto anticipandone i costi e aspettando un rimborso da parte delle società emettitrici (le più importanti sono Edenred, Sodexo e Qui Group) che può variare a seconda delle loro politiche commerciali e della loro velocità nel disbrigo delle pratiche amministrative. Non è infrequente riconoscere il disappunto con cui negozianti, gestore di tavole calde, spesso anche i cassieri dei supermercati accolgono la presentazione dei buoni pasto all’atto del pagamento. Qualche giorno fa in un supermercato Carrefour a Roma un volantino esibito alla cassa imponeva il tetto del 50% dell’importo della spesa tramite ticket mensa. La spiegazione è semplice: le commissioni sui buoni variano tra il 13 e il 20%. Pertanto l’importo corrisposto va decurtato di questa percentuale. Mentre i marchi della grande distribuzione riescono ad attenuarne il peso contabile, i piccoli esercenti rischiano di essere stritolati. Ecco perché molti preferiscono non accettarli, perdendo una buona fetta di clientela che ammonta — secondo alcuni calcoli — a 2,5 milioni di lavoratori. Tra pubblica amministrazione e aziende private.

La principale novità è la cumulabilità fino ad otto buoni al giorno. Finora era possibile usarne soltanto uno. Ma si trattava di un divieto totalmente disatteso. I controlli sono sempre stati scarsi. Pertanto questa decisione rende lecita una pratica comune. Tuttavia il decreto continua a prescrivere un tetto disponendo anche l’esclusività dell’utilizzo. Il ticket mensa è nominale, perché è sostitutivo del servizio mensa per il lavoratore. Non può essere venduto, né ceduto a terzi. Scommettiamo che saranno in pochi a verificare l’identità di chi presenta il ticket al momento del pagamento. Così il rischio è che prenda forma una moneta parallela a quella corrente, incentivata anche dalle aziende perché esentasse (e de-contribuita) al termine di un lungo periodo di retribuzioni ferme al palo. Sarà compito degli organismi di Vigilanza monitorarne l’utilizzo e impedirne gli abusi. Sarebbe utile se diventasse realtà un Pos unico a disposizione degli esercenti che possa leggere (e tracciare) i buoni elettronici che hanno, appunto, una soglia esentasse più alta. Al momento i tentativi di accordi tra le società emettitrici sono naufragati tra invidie reciproche e resistenze