Una serata intensa al Museo della Fotografia di Morano Calabro, dove studiosi, ricercatori e appassionati hanno restituito alla Calabria la voce delle sue radici millenarie, tra megaliti, templari, miti e verità ancora da svelare.
di Salvatore Cataldo e Daniela La Cava
Morano Calabro ha ospitato un appuntamento di grande valore culturale con la presentazione del libro Calabria di Daniela La Cava, storica e giornalista, presso il Museo della Fotografia “Lost Stories Hunters”. Un incontro che ha trasformato la sala in un luogo di ascolto, memoria e ricerca, grazie alla collaborazione delle associazioni Lost Stories Hunters, Mistery Hunters e Mystica Calabria.
A introdurre la serata è stata la moderatrice Allison Gallicchio, regista, che ha guidato il pubblico in un racconto appassionante dedicato alla Calabria: un viaggio tra ricchezze paesaggistiche, tesori nascosti e quella poesia mistica che attraversa la regione come un filo invisibile. Un’introduzione intensa, capace di creare un’immediata connessione emotiva con i presenti.
Sono seguiti i saluti istituzionali del Sindaco Mario Donadio, di William Mauro, Presidente di Lost Stories Hunters, e di Maria Cosima De Rose, referente dell’associazione. Un momento che ha ribadito l’importanza della presenza costante del primo cittadino agli eventi culturali e il ruolo delle associazioni nella tutela dell’identità territoriale.
Il confronto con l’autrice si è sviluppato attraverso domande che hanno toccato i temi centrali del libro: la storia millenaria della Calabria, cuore pulsante del Mediterraneo, e i suoi luoghi simbolici.
Tra questi, particolare rilievo hanno avuto i Megaliti di Nardodipace, nelle Serre vibonesi: strutture risalenti a circa 7.000 anni fa, segnalate alle autorità già nel 1998 dal ricercatore locale Vincenzo Nadile. Solo anni dopo la Soprintendenza avviò studi geologici, archeologici e archeoastronomici. Nonostante il parere di numerosi esperti sulla probabile natura antropica dei siti, essi sono stati ufficialmente classificati come geositi: una scelta che l’autrice definisce una vera beffa per il patrimonio calabrese.
A sostegno delle sue esposizioni rigorose sono intervenuti Giuseppe Oliva e Alfonso Morelli, Presidente e Segretario dell’associazione Mistery Hunters, che hanno arricchito il dibattito con ulteriori testimonianze e ricerche.
La serata ha poi affrontato il tema affascinante della presenza dei Cavalieri Templari in Calabria, storicamente attestata ma oggi scarsamente documentata a causa di calamità naturali, alluvioni e soprattutto del devastante terremoto del 1783, che distrusse interi archivi e centri abitati.
L’autrice ha evidenziato la posizione strategica della regione, che permetteva un collegamento diretto verso la Terrasanta: dalle coste orientali si raggiungeva San Giovanni d’Acri, porta d’accesso per la Terrasanta.
Di grande rilievo l’intervento di Ines Ferrante, Presidente di Mystica Calabria, che ha presentato una documentazione ampia e certificata sulla presenza templare nel territorio, illustrando come molte proprietà dell’Ordine siano poi passate ai Cavalieri di Malta.
L’apice emotivo della serata è stato raggiunto con il racconto del rinvenimento dei Bronzi di Riace, ricostruito dall’autrice attraverso testimonianze, documenti e passaggi ancora oggi controversi.
Le ricerche del dott. Giuseppe Braghò hanno generato un vero shock mediatico, aprendo la strada a una verità sempre più solida: i Bronzi non erano due, ma facevano parte di un gruppo. La postura e la descrizione dei corpi non coincidono con quanto dichiarato dal sub Stefano Mariottini, che per primo segnalò la scoperta.
Tra rivelazioni, incongruenze e ricostruzioni certificate, l’attenzione della platea ha raggiunto il massimo, segno del profondo amore che queste statue continuano a suscitare: un amore per la verità, per la ricerca e per ciò che potrebbe ancora emergere e raccontare la loro identità perduta.
Il Sindaco ha concluso questa parte con parole di grande apprezzamento, elogiando la qualità degli interventi e la passione autentica dei relatori, capaci ,con rigore e disinteresse personale, di rendere onore alla Calabria.
Una serata che non ha solo raccontato la Calabria, ma l’ha restituita nella sua verità più profonda: una terra che continua a parlare attraverso le sue pietre, i suoi misteri e la passione autentica di chi la studia e la difende.
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