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DICOCESI LOCRI – GERACE – LA CROCE NON PUO’ ESSERE ELIMINATA

Comunicato stampa
La croce non può essere eliminata, ma può essere vinta
Polsi, 14 settembre 2016 – Esaltazione della Santa Croce

La famiglia, con le sue croci quotidiane, è stata posta al centro della riflessione proposta oggi a Polsi da S.E. monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace.
“C’è uno stretto legame tra la famiglia e la croce -ha affermato il Pastore diocesano- La croce porta in sé le sofferenze e i fallimenti dell’uomo e di tutta la famiglia umana”. Ed ha continuato: “Volgendo lo sguardo alle nostre famiglie ne vediamo le tantissime croci: malattie, morti, difficoltà finanziarie, povertà, tradimenti e comportamenti immorali, fallimenti dell’unione coniugale, atti di violenza nei confronti della donna, la perdita del lavoro e lo spettro della disoccupazione, i dissensi familiari, le calamità naturali”.
Monsignor Oliva ha ricordato che “Dio non ha mandato il Figlio per condan¬nare il mondo, ma perché il mondo si sal¬vi per mezzo di lui. Un mondo, non da condannare, ma da salvare attraverso la croce: è questa la bella notizia che ci fa guardare la croce come all’albero della vita, ad un vessillo di speranza”.
A Polsi, Maria (la cui festa è stata celebrata il 2 settembre scorso) e la croce sono strettamente legati, secondo la tradizione del rinvenimento della Croce, che ha dato origine al Santuario; “qui -ha detto il vescovo- tanti, veramente tanti, sono venuti in pellegrinaggio, hanno pregato, si sono confessati; in molti si sono convertiti. Ma questa ricchezza di grazia è stata profanata da quegli uomini di ‘ndrangheta che sono venuti, per organizzare progetti di morte. Costoro hanno versato sangue innocente ed hanno crocifisso il Signore. Nessuno venga mai più qui per progetti criminali. Mai più qui uomini di mafia! Chi viene qui armato, torni a casa col cuore pentito e convertito dalla tenerezza della Madre Maria. Polsi è luogo di preghiera, ma anche di perdono. Per quanti hanno profanato il nome di Maria e la sua immagine sacra con la violenza, l’immoralità ed ogni genere di male, chiedo perdono. Perdona, Signore, quanti visitano questo santuario e covano nel loro cuore vendetta, odio e rancore”.
Ciò che deve prevalere è “la logica di un amore senza limiti, che si spende fino in fondo. La famiglia -ha spiegato il Pastore della Chiesa di Locri-Gerace- si confronta quotidianamente con questa logica. Lo fa, quando si lascia conquistare dalla logica dell’essere l’uno per l’altro”.
(il testo completo dell’Omelia può essere scaricato dal sito www.diocesilocri.it)
Locri 14 settembre 2016
L’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali