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DIOCESI LOCRI-GERACE “Guardate gli uccelli del cielo…”

“Guardate gli uccelli del cielo…”

A tutti i fratelli e le sorelle
Ai sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose,
A tutti gli uomini che Dio ama,

Prendo carta e penna per scrivere su un tema molto attuale, al quale, ultimamente, grazie all’enciclica Laudato sì’ di Papa Francesco, ho dedicato maggiore attenzione. Il tema al quale mi riferisco è quello della custodia della casa comune. La sollecitazione a trattare questo argomento non è giunta solo dal testo pontificio, ma anche da un dialogo intessuto con un operaio comune, uno dei tanti operai della Forestale,
si direbbe un operatore ecologico, addetto alla custodia dell’ambiente. Incontratolo in un sentiero di montagna mi ha chiesto: «Padre, dì ai fedeli che non abbandonino i rifiuti qua e là in montagna. Ne raccogliamo cumuli e cumuli. Ma è incivile!». Mi ha fatto riflettere e così ho deciso di scrivere a tutti voi. Penso come destinatari, non solo i fedeli, ma anche i cittadini comuni e le autorità più attente.
Il mio primo pensiero è d’invitare tutti a leggere l’enciclica di Papa Francesco sulla cura per la casa comune, pubblicata il 18 giugno scorso. È un grande dono, che indica strade nuove per crescere in umanità. Invito tutti a prendere in mano questo testo, molto intenso, ma di facile lettura e ricco di riferimenti filosofici (da Aristotele alla Divina Commedia, a Romano Guardini e persino ad un autore musulmano, Ali Al-Khawas): è un’enciclica che va ad arricchire il già vasto Magistero sociale della Chiesa. È la sfida di una “ecologia integrale”, che “è fatta anche di semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo. Viceversa, il mondo del consumo esasperato è al tempo stesso il mondo del maltrattamento della vita in ogni sua forma”.
Noi, come Chiesa diocesana, vogliamo fare nostra questa sfida, lavorando di più sul piano della formazione, quello che più ci si addice e ci compete. In questa prospettiva siamo chiamati ad impegnarci e ad offrire opportunità di crescita per una umanizzazione dei rapporti fra le persone e per abitare, fedeli alla nostra vocazione, la casa comune.
A livello diocesano stiamo lavorando per proporre e dare concretezza ad un percorso di formazione all’impegno socio-politico e alla cura della casa comune. Chi ci impedisce di pensare ad una scuola di questo taglio? L’educazione e la formazione sono fondamentali per rinnovare stili di vita e comportamenti rivelatisi finora poco sensibili al rispetto per l’ambiente. Del resto, ogni desiderio di rinnovamento ha bisogno di motivazioni e di un cammino formativo nei quali siano coinvolti i principali agenti educativi.
Sento il bisogno di rivolgere un forte invito a fare un esame di coscienza sul nostro modo di vivere ed abitare questa meravigliosa terra della Locride. Un esame di coscienza necessario e doveroso, avendo davanti agli occhi una terra troppo spesso maltrattata a causa dell’incuria e della negligenza umana. Un invito a guardare la bellezza di una terra abitata da Greci e Romani, costellata di santuari Mariani e di eremi, cenobi e romitori. Retaggio di una spiritualità greco-bizantina, con paesaggi stupendi, anfratti irraggiungibili, luoghi che attraggono e conciliano la preghiera. Un invito a guardare gli uccelli del cielo, la tortora ed il colombo, i diversi passerotti cinguettanti. Una bellezza disponibile ai nostri occhi: per quanto tempo ancora?
Si assiste, purtroppo, giorno dopo giorno ad un’aggressione continua all’ambiente. La cronaca di questi giorni ci presenta una Calabria, che, durante la stagione estiva, seppure con le differenti percentuali registrate nelle diverse province, è stata devastata da incendi, in molti casi, di natura dolosa. Enormi superfici di verde e di bosco distrutti; cumuli di rifiuti abbandonati ai bordi delle strade, disseminati ovunque, rifiuti pericolosi per la nostra salute; spiagge che raccolgono di tutto, poco curate; costruzioni abusive e non completate, senza stile e armonia; verde pubblico e giardini incolti, in stato di abbandono; l’abuso di diserbanti e pesticidi, che inquinano sempre più le nostre terre, indiscriminatamente. Per fortuna, non mancano buone iniziative cooperativistiche di coltivazione “biologica”, che, con buoni risultati, perseguono soluzioni nuove.
E’ giunto il tempo in cui non possiamo tacere. Consapevoli di essere, talvolta, personalmente responsabili di tutto ciò, dobbiamo domandarci, non solo come curiamo la nostra relazione con Dio, con il prossimo e con noi stessi, ma anche come abitiamo il nostro territorio e come ci rapportiamo con esso. C’è ancora in noi una vera passione per la cura del nostro bel territorio della Locride, benedetto da un clima favorevole e ricco di un meraviglioso patrimonio di bellezze naturali, d’arte e di cultura?
Quale consapevolezza resta in noi cristiani, del significato e valore “spirituale” dell’ecologia? La spiritualità « non è disgiunta dal proprio corpo, né dalla natura o dalle realtà di questo mondo, ma vive con esse e in esse, in comunione con tutto ciò che ci circonda»? Essa ci apre al bello, consegnandoci uno sguardo contemplativo, ammirato e grato del creato?
Una cosa ai nostri giorni mi sembra certa: l’urgenza di una reale “conversione ecologica”. Non possiamo dimenticare che essere custodi dell’opera di Dio è un comportamento essenziale di ogni uomo o donna, che desiderano una vita veramente umana. Dico essenziale, non opzionale o secondario.
Esaminiamo noi stessi, invocando la misericordia di Dio per i peccati commessi contro la natura, sia per quelli personali che per quelli sociali. Non dimentichiamo la vocazione di essere “custodi del Creato”. Ringraziamo ogni giorno il buon Dio per l’opera meravigliosa, che ha affidato alle nostre mani.
Consentitemi di rivolgere un caloroso e rispettoso appello agli Amministratori. Lo faccio nella veste di cittadino, più che per il ruolo che rivesto. Nella nostra Locride una sana e coerente azione politico-amministrativa non può prescindere da una maggiore attenzione all’ambiente: urge investire maggiori risorse per il verde e la cura della casa comune. Non siate facili a concedere licenze edilizie che non tengano conto del giusto rispetto per l’ambiente e per la qualità della vita. L’amore per il paese sollecita a prestare più attenzione alla pulizia degli ambienti pubblici urbani. Perché non adoperarsi con maggiore energie ed impegnarsi nel promuovere la raccolta differenziata? So che alcuni Comuni hanno lavorato di più in questa direzione ed oggi ne traggono i dovuti vantaggi. È giusto dare merito al merito ed emulare le buone prassi.
Permettetemi un’altra osservazione. I dati dell’estate scorsa sembrano far registrare una maggiore presenza turistica sulle nostre spiagge e nei nostri bei borghi. Anche se non sappiamo se tutti i turisti estivi ritorneranno il prossimo anno, non pensate che sia giunto il momento di investire di più sul turismo? Le nostre spiagge vengono apprezzate per la loro bellezza. Ma lo sarebbero ancora di più se fossero dotate di più moderne strutture ricettive ed alberghiere. Un maggiore investimento produrrebbe più risorse e una probabile e concreta risposta all’imperante problema della disoccupazione.
Le questioni poste non sono, ovviamente, solo di natura politico-amministrativa. Riservare maggiore attenzione al problema ecologico è soprattutto una questione culturale e civile. Papa Francesco ama parlare di “ecologia integrale”. Cosa vuol dire? In breve, possiamo rispondere che «un’ecologia integrale è fatta anche di semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo». La coscienza e la prassi dell’ecologia integrale hanno un forte impatto educativo, aiutano a vedere “il pianeta come patria e l’umanità come popolo che abita una casa comune”. Sguardo che rifugge da ogni atteggiamento captativo e consumistico. L’enciclica esorta a prestare attenzione alla bellezza e amarla, se vogliamo uscire dal pragmatismo utilitaristico. Non dimentichiamo che “la natura è piena di parole d’amore”, che solo un vedere libero e distaccato sa cogliere.
Sento a questo punto il bisogno di ricordare alcuni comportamenti, che –secondo papa Francesco – hanno un’incidenza diretta sull’ambiente: evitare l’uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico o condividere un medesimo veicolo tra varie persone, piantare alberi, spegnere le luci inutili, e così via. Sono delle esemplificazioni concrete, che ritengo molto utili per il bene anche della nostra terra.
Queste scelte operative – lo sottolineo – saranno più facili se scaturiranno da uno sguardo contemplativo che viene dalla fede: «Per il credente, il mondo non si contempla dal di fuori, ma dal di dentro, riconoscendo i legami con i quali il Padre ci ha unito a tutti gli esseri». Dobbiamo “sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo, che vale la pena di essere buoni e onesti. Già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede, dell’onestà, ed è arrivato il momento di riconoscere che questa allegra superficialità ci è servita a poco”.
È giunto il momento di fare unità, di tessere alleanze per la casa comune. Ne va di mezzo il bene dell’umanità. Non nascondo che personalmente mi attendo una convergenza di intenti che possa coinvolgere tutti gli uomini e le donne di buona volontà, qualunque sia il credo di appartenenza religiosa.
Quanto desidererei condividere questi pensieri col mondo della scuola!
Carissimi giovani studenti, cari presidi, docenti tutti, personale della scuola, questi temi mi sono cari, ma sono certo che lo sono anche per tutti voi. A ben riflettere, la conversione ecologica ha nella scuola e attraverso la scuola il suo luogo privilegiato di formazione. Fate delle vostre scuole un giardino, ove cresce – insieme alla cultura e alla conoscenza – l’amicizia, la bellezza degli spazi, il rispetto, la tolleranza e l’accoglienza. In questo percorso vi sono particolarmente vicino.
I santi, monaci ed eremiti, che hanno nobilitato la nostra terra, ed hanno contribuito a renderla più bella, ci accompagnino. Al Santo di Assisi, che è per tutti “l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità”, si associa il “nostro” Francesco di Paola, che, col suo impegno a difesa degli ultimi e sfruttati, rimane testimone e modello dell’ecologia integrale.
Lasciamoci attirare verso un amore sempre più grande per la casa comune, che tutti ci accoglie e ci fa vivere. Lasciare andare alla deriva la nostra bella terra è un’ingiustizia che si paga a caro prezzo. Non arrendiamoci e, nel nostro piccolo, non manchiamo di fare la parte che ci compete. È questo il grande messaggio che Papa Francesco vuole consegnarci nella “Laudato sì”. Se volgeremo il nostro sguardo al bel volto delle tante immagini di Maria, alla quale siamo tutti molto devoti, se lo sapremo contemplare, non dimenticheremo la bellezza della nostra terra.
Spero che quanto scritto sia occasione di riflessione su un tema fin troppo trascurato!

* Francesco Oliva