Un simbolo tra Terrasanta e Calabria al centro di un confronto storico dedicato alla Croce di Pauciuri
di Salvatore Cataldo e Daniela La Cava
Ci sono simboli che attraversano i secoli senza perdere la loro forza evocativa. La Croce di Pauciuri è uno di questi: un manufatto proveniente dall’area assiro‑palestinese che racchiude una sacra reliquia, scampata miracolosamente ai tombaroli che, profanando il sonno eterno dei defunti alla ricerca insaziabile di tesori, hanno lasciato intatto un microcosmo storico e simbolico. Un oggetto che si lega indissolubilmente alla Terrasanta e al personaggio illustre che la indossava, sepolto in una tomba diversa da tutte le altre della necropoli: una sepoltura monumentale, capace ancora oggi di suscitare domande, ipotesi e racconti che intrecciano storia, tradizione e immaginario collettivo.
A questo antico simbolo è stato dedicato l’incontro “La Croce di Pauciuri – L’ombra dell’Ordine di Sion e dei Templari in Calabria”, presentato sabato 11 aprile 2026 nella Sala Convegni del “Grand Hotel Stella Maris” di Palmi, in provincia di Reggio Calabria.
L’evento, molto atteso, è stato organizzato dall’associazione SCMOTH 1804 OSMTJ – Ordine dei Cavalieri Templari Internazionali, presieduta dal Magister Templi Ordinis Roberto Johannes Amato.
Alla presenza di numerose dame, cavalieri e alcuni scudieri, l’incontro ha preso avvio in una location suggestiva, arricchita da richiami templari: spade, mantelli, simboli e altri elementi che, al termine della presentazione, sarebbero stati utilizzati per l’investitura delle nuove dame e dei nuovi cavalieri.
I saluti istituzionali sono stati introdotti da Demetrio Laganà, Balivo della Calabria; dalla dott.ssa Ketty Sinopoli, Gran Diaconessa Sorella di Magdala; e da Roberto Johannes Amato, Magister Templi Ordinis.
A guidare il pubblico nell’introduzione storica, che ha condotto alla narrazione del legame tra il ritrovamento della Croce di Pauciuri — nella frazione di Malvito, in provincia di Cosenza — e gli ordini cavallereschi medievali, è stato il prof. Giuseppe Pisano, storico e scrittore. La sua relazione ha offerto una lettura chiara e accessibile delle possibili connessioni tra la Croce e le tradizioni templari, un tema che continua ad affascinare studiosi e appassionati per la sua capacità di unire documenti, leggende e tracce materiali presenti sul territorio.
L’incontro è stato moderato dalla dott.ssa Daniela La Cava, giornalista, scrittrice e conduttrice del programma culturale Report Calabria, che ha accompagnato il dialogo tra ricerca storica e divulgazione.
A concludere i lavori è stato il prof. Giovanni Cristofalo, autore del fortunato saggio storico oggetto di studi universitari e tesi di laurea: un’opera che testimonia l’importanza del tema nel panorama regionale e spirituale in un contesto intercontinentale. La croce e la leggenda dell’Abate Ursus potrebbero infatti rappresentare un tassello essenziale per comprendere l’identità del religioso che, ai tempi della Prima Crociata, giunse in Terrasanta insieme a otto monaci calabresi, senza la certezza di poter fare ritorno in patria. Su questo e molto altro si concentra il nuovo volume di Cristofalo, una riflessione sul valore culturale dei simboli e sul loro ruolo nella costruzione dell’identità locale.
L’appuntamento si è rivelato un’occasione preziosa per avvicinarsi alla storia calabrese attraverso un linguaggio semplice e coinvolgente, riscoprendo un patrimonio che continua a parlare al presente con la forza dei suoi misteri.
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