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SIDERNO – ANCORA UN FORTE NO ALL’IMPIANTO TMB DI CONTRADA SAN LEO

Aristide Bava
SIDERNO – In occasione della visita a Siderno dei leadrer sindacali della triplice Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombaridieri il Comitato “No tmb-no ampliamento” ha consegnato agli stessi una lettera con l’indicazione di “tutto quello che serve ad una comunità per vivere bene e prosperare”. Ovvero : Tutela del Centro abitato e salubrità domiciliare dei residenti – Salvaguardia degli insediamenti abitativi e commerciali – Sviluppo del Turismo, Sport, Agricoltura e Artigianato – Conurbazione intercomunale e decoro urbano – Salvaguardia del rischio idrogeologico – Bonifica del Novito e Tutela delle falde acquifere – Tutela della Costa marina – Protezione del diritto alla partecipazione politica dei residenti. Quindi il ricordo che ” Agli inizi del 2000 in una località agricola del Comune di Siderno è stato realizzato di concerto con la Regione Calabria un complesso industriale di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) dei rifiuti. La struttura negli anni si è rivelata una scelta inadeguata per la salute dei residenti, in quanto dall’impianto fuoriesce un olezzo maleodorante coinvolgendo vaste porzioni di territorio riscontrabile sia nel Comune di Siderno che in quelli limitrofi (Siderno Superiore, Locri e Agnana). La tutela della salute e dell’ambiente sono stati notevolmente compromessi dalla presenza del TMB in Contrada San Leo. A nulla sono valse le proteste dei residenti, i quali chiedevano la messa in sicurezza, dato che erano costretti a vivere, specie in estate, con le imposte chiuse, convivendo con un notevole disagio. Le varie sostanze sprigionatesi (ammoniaca, idrogeno solforato, polveri sottili e composti organici volatili) una volta inalate possono provocare malattie respiratorie e nei casi più gravi alterazioni dello stato di salute (tumore). Infatti, – dice ancora il documento – oltre alla compromissione del diritto alla salute e dell’art. 1 legge 14/2014, troviamo anche la Violazione dell’art. 5 dello Statuto Città di Siderno, anche delle norme e prescrizioni del vigente piano regionale dei rifiuti Calabria, delle norme urbanistiche ed ambientali, dei rischi idrogeologici e geotecnici e delle norme archeologiche. Indipendentemente dalle violazioni di carattere tecnico-amministrativo, l’effetto negativo dominante per tutti i cittadini è l’inalazione dei miasmi descritti, tali da rendere l’aria irrespirabile al punto di non potrer vivere una vita normale”.. Poi al considerazione che ” In un territorio dove l’attività turistica può costituire il volano per un cambiamento radicale sotto l’aspetto occupazionale e delle strutture ricettive, per una scelta malponderata venti anni addietro, sicuramente pregiudizievole per le attività produttive esistenti, oggi la Regione Calabria insiste per un ulteriore ampliamento, scelta che può rivelarsi definitivamente pregiudizievole per lo sviluppo della cittadina più popolosa della costa jonica. Risulta, pertanto, ampiamente compromessa la fiducia dei cittadini per l’esecuzione di un ulteriore ampliamento, con il rischio che le esalazioni possano moltiplicarsi e rendere la vita impossibile. La delibera n. 570 del 29/11/2019 nell’Allegato C, alle lettera E) Nuova Stesura Paragrafo 19.2.7. disciplina il livello di tutela specifica: Tutela della Popolazione: per la localizzazione di alcune tipologie di impianti le Comunità d’Ambito dovranno tenere conto della distanza dai centri abitati e della distanza da funzioni sensibili esistenti e già previsti (strutture scolastiche, asili). L’ impianto ad oggi – dice la nota – non solo non rispetta la distanza minima dal centro abitato e dalle case sparse, già preesistenti a qualche centinaio di metri da quello attualmente vigente, nonostante la normativa prevede la distanza di 2 chilometri, ma compromette la salute dei minori frequentanti la scuola materna di Casanova, ubicata in linea d’aria ad una distanza di circa 1.200 metri. A fronte di queste sommarie informazioni,- conclude la nota – i cittadini di Siderno chiedono che non si dia corso all’ampliamento imposto dalla Regione Calabria, anzi che tutto l’impianto venga delocalizzato presso altro sito in quanto non si ravvedono sostanziali miglioramenti sostenibili per tutta l’area interessata.