
Che cos’è la grandezza, se non la capacità di sfidare il tempo e trasformarsi in eternità? Grande ed eterno è il nome che più di ogni altro risuona nel panorama letterario: Dante Alighieri, la cui opera ha attraversato i secoli senza perdere forza, fino a essere considerata quasi divina. La Commedia, così come il poeta la presentò, sarà definita Divina da Giovanni Boccaccio, che ne riconobbe la potenza e la sacralità.
A oltre settecento anni dalla sua composizione, quest’opera continua a parlarci con sorprendente attualità. La sua importanza è tale che una disposizione ministeriale ha istituito una giornata nazionale dedicata al Sommo Poeta: il Dantedì, celebrato ogni anno il 25 marzo, data simbolica dell’inizio del viaggio narrato nel poema. In tutta Italia, scuole e istituzioni culturali si animano con iniziative promosse dal Ministero della Cultura, dai Comuni, dalle associazioni e dalle numerose sedi della Società Dante Alighieri, diffuse in molte città del Paese.
Diverse sono state le iniziative in particolare, quest’anno, l’attenzione di docenti e studenti si è concentrata sulla proiezione del film “Mirabile Visione – Inferno”, patrocinato dal Ministero della Cultura e dalla Società Dante Alighieri, proiettato in contemporanea in 400 sale italiane. A Cosenza, la presenza del regista Matteo Gagliardi, in tour in Calabria, ha reso l’esperienza ancora più coinvolgente, offrendo agli studenti l’opportunità di dialogare direttamente con chi ha trasformato in immagini l’immaginario dantesco.
Ma il Dantedì non vive soltanto nelle sale cinematografiche. C’è un luogo in cui Dante sembra respirare attraverso le stelle: il Planetarium Pythagoras della città metropolitana di Reggio Calabria. Ogni anno, sotto la sua cupola luminosa, si rinnova un appuntamento atteso da chi ama il poeta non solo sulla pagina, ma anche nel cielo. Entrare in quella sala buia, mentre la volta celeste si accende, è come varcare la soglia della Commedia stessa.
Quest’anno, il planetario ha trasformato il firmamento in un racconto vivo, guidando il pubblico tra i riferimenti astrali disseminati da Dante nel poema. Stelle, costellazioni, moti celesti: tutto ciò che il poeta, profondo conoscitore dell’astronomia medievale, intrecciò con sapienza nei suoi versi, ha preso forma davanti agli occhi degli spettatori. A condurre questo viaggio è stato il professor Giuseppe Arcidiaco, che con passione e competenza ha mostrato come il cielo dantesco non sia semplice sfondo, ma struttura, simbolo, orientamento. E mentre le stelle scorrevano sopra le teste dei presenti, sembrava quasi di seguire Dante nel suo cammino verso la luce.
Eppure, tutto questo non è che un frammento del contributo immenso che Dante ha lasciato all’Italia. Padre indiscusso della lingua italiana, ha unito la nazione sul piano linguistico molto prima che politico. È stato uno dei più grandi conoscitori e divulgatori del sapere del suo tempo: nella Commedia ha saputo raccontare l’umanità in tutte le sue sfaccettature, dagli splendori alle miserie, intrecciando discipline diverse in una rete invisibile ma solidissima. Dall’astronomia alla medicina, dal mito alla storia, Dante osserva, giudica, comprende con pietosa fermezza, senza rimorso né indulgenza.
Innumerevoli sono i volumi a lui dedicati, ma tra tutti merita una menzione d’onore la straordinaria traduzione integrale della Divina Commedia in vernacolo calabrese, realizzata nel XIX secolo dal luminare Salvatore Scervini e recentemente rivisitata dalla professoressa Pina Basile, calabrese d’origine e presidente della Società Dante Alighieri di Salerno. Per il suo impegno culturale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha insignito la professoressa Basile dell’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.
Celebrare Dante significa riconoscere che la sua voce continua a parlarci, a guidarci, a illuminare il nostro cammino. Che sia attraverso un film, sotto una cupola di stelle o tra le pagine di una traduzione dialettale, il suo messaggio resta vivo: un invito a cercare la luce, a comprendere l’umano, a non smettere mai di interrogare il cielo e noi stessi. Dante non appartiene al passato: è una presenza che continua a camminare accanto a noi, ogni volta che cerchiamo un senso nel nostro viaggio.
Promovideo Tv News