Gerace, Santa Severina, Stilo sono solo alcuni dei numerosi comuni disseminati in Calabria, che si ergono come testimoni silenziosi di un’epoca trascorsa, collocata tra la caduta dell’Impero Romano e il susseguirsi delle dominazioni barbare, in cerca di terre in cui insediarsi.
In questo vasto territorio multietnico, ogni nuova egemonia ha visto rinnovarsi l’antico legame tra gli insediamenti stranieri e i popoli autoctoni: interazioni che, nel corso del tempo, hanno fuso storie e tradizioni in un crogiolo multiforme di culture ed etnie, generando un’identità straordinaria e irripetibile.
Quando si parla della Calabria, però il pensiero è sempre rivolto alla Magna Grecia, forse il periodo più fiorente della sua storia, ma non certo l’unico!
All’epoca classica, infatti, va affiancata un’altra fase fondamentale: quella che trasuda della cultura emanata da antichi edifici, dove monaci basiliani, bizantini, ortodossi e altri ancora, hanno impresso sapere e arte in volumi dal valore inestimabile, molti dei quali purtroppo perduti.
Spesso si attribuisce questa grave perdita esclusivamente al devastante terremoto del 1783, un sisma così intenso da radere al suolo numerosi paesi e comuni. In realtà, la condizione del territorio purtroppo si aggravò ulteriormente a causa di ulteriori calamità, come disastrose alluvioni, che contribuirono enormemente allo spopolamento dei borghi.
Con la fuga di monaci greci e ortodossi, una parte di questo grande tesoro svanì con loro in altre terre, e ciò che non poterono portar via, fu in seguito depredato e disperso senza lasciare traccia.
Eppure l’atmosfera mistica che da sempre avvolge il territorio aspromontano si respira ancora tra i ruderi di quelle che un tempo furono importanti abbazie, monasteri, conventi e rifugi di monaci eremiti.
Il periodo bizantino però fu molto più di uno scrigno di fonti scritte e testi sacri: rappresentò un tassello importante della storia, un anello di congiunzione tra la caduta dell’Impero Romano e il Medioevo. Con i Bizantini, infatti, si consolidò sempre più la supremazia della nuova religione cristiana che lentamente si impose su tutta l’Europa.
Ma come vestivano i bizantini?
Spesso si associa questo storico solo ad abiti talari, ma le fonti primarie e soprattutto i mosaici ci permettono di comprendere molto di più: la moda dell’epoca e le poche divergenze tra l’abbigliamento maschile e femminile che, nell’Alto Medioevo, erano ancora presenti.
La foggia era semplice e lineare, caratterizzata da una certa rigidità che contrastava nettamente con i morbidi drappeggi in usa tra gli antichi Romani e Greci. La differenza principale consisteva nella cucitura: mentre la moda classica prevedeva il panneggio del telo sul corpo, nel Medioevo si avviò un’evoluzione sociale che, con l’editto di Tessalonica, sancì l’abbandono definitivo della toga romana e l’imposizione di una tunica dal taglio trapezoidale, arricchita con gemme, perle, oro e quanto di più prezioso si possedeva. Questo perché a quel tempo non esistevano casseforti e il modo più sicuro per custodire i propri preziosi era cucirseli addosso.
Il taglio sartoriale della tunica bizantina era identico per uomini e donne. Le donne, tuttavia, si distinguevano facilmente per il lungo velo che nascondeva capelli e parte del viso, avvolto come uno scialle e ricadente ai lati e sulle spalle, celando anche gola e collo. I più facoltosi sovrapponevano alla lunga tunica dalle ampie maniche, un’ulteriore tunica più corta, con corte ridotte, per esibire maggiormente il contrasto tra gli abiti dai colori contrastanti, spesso impreziositi da passamanerie e ricami dorati o policromatici.
Una curiosità della moda dell’epoca riguarda le calzature, che fino al periodo romano esaltavano i dettagli anatomici, come possiamo ammirare nelle sculture. Con il nuovo status imposto, però, era vietato, indossare calzature che lasciassero intravedere il piede, ritenuto scandaloso per una donna. Per questa ragione la lunghezza della tunica era tale da non consentire la visione delle calzature, di cui si scorgeva solo la punta. Obbligatorio era quindi l’uso di morbidi calzari, simili a comode pantofole, che avvolgevano interamente il piede. Questo dettaglio rivela come la moda non fosse mai neutra, ma sempre legata a valori morali, religiosi e sociali.
Per maggiori informazioni o curiosità sulla moda medievale è consigliata la lettura dei volumi “Il Viaggio della Moda nel tempo” di Daniela La Cava ed. Manna.
Questo periodo intenso, fatto di trame che si intessevano invisibili tra le vecchie ideologie e i nuovi ideali, si configurava come un embrione di rinascita che, secoli dopo, avrebbe dato vita a un’epoca grandiosa, capace di riunire passato e presente in un unico respiro artistico e umanistico.
Ponte tra fasti imperiali e banchetti medievali, la grandiosità di questo periodo risiede nella sopravvivenza della memoria passata che ancora oggi, grazie a mosaici, testi architetture e una spiritualità ancora viva nel territorio, con i suoi riti e le sue storie racchiuse nell’eco che della storia, si riflette tra fortezze, abbazie, chiese e frammenti di villaggi: testimonianze di insediamenti, affreschi, mosaici e reperti sopravvissuti al tempo.
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