POLSI 2026 E LE CELEBRAZIONI A SAN LUCA: LA MONTAGNA ATTENDE LA SUA STRADA

Le festività della Madonna della Montagna, iniziate il 24 agosto e concluse ieri 14 settembre, si sono svolte nuovamente nel centro di San Luca. Il dissesto del tratto Cano–Polsi, ancora non completato, ha reso impossibile il ritorno delle celebrazioni al Santuario, interrompendo per il secondo anno la tradizione del pellegrinaggio mariano.

di DANIELA LA CAVA

Ci sono luoghi e territori dove il tempo sembra fermarsi e il respiro si carica di tradizioni, leggende e spiritualità che solo poche aree, rare e preziose, riescono a emanare. Tra queste suggestive regioni dell’anima si distingue il punto più sacro della Calabria: l’Aspromonte, montagna che da secoli accoglie riti, cammini e devozioni, trasformando antichi culti in un linguaggio sempre più vicino all’uomo. È qui che la fede mariana ha trovato la sua culla, custodita dalla figura della Madonna di Polsi, la “Regina della Montagna”, riferimento spirituale per generazioni di fedeli.

Il Santuario, incastonato nella vallata dove secondo la tradizione il pastorello Italo ritrovò il suo torello inginocchiato davanti a una croce di manifattura armena, è documentato già dall’XI secolo e continua a rappresentare un punto di incontro tra l’uomo e il sacro. La devozione verso Polsi è un legame identitario, profondo, che ogni anno trova il suo culmine nella Festa della Madonna della Montagna, appuntamento che da secoli richiama pellegrini, carovane e comunità provenienti da tutta la Calabria.

Quest’anno, però, come già nel 2025, la festa non ha potuto svolgersi nel luogo originario. Le celebrazioni principali si sono tenute nel vicino comune di San Luca, presso la Parrocchia Santa Maria della Pietà, a causa della persistente impraticabilità della strada Cano–Polsi, unico collegamento carrabile verso il Santuario. Il tratto, ancora interessato da lavori di consolidamento e messa in sicurezza, non consente il transito né veicolare né pedonale, rendendo impossibile garantire le condizioni necessarie per una festa che, per tradizione, richiede accesso, accoglienza e sicurezza.

Si sono così concluse ieri, 14 settembre, le festività iniziate con la Novena del 24 agosto, vissute dalla comunità con un sentimento duplice: la continuità della fede e l’amaro di una celebrazione lontana dalla sua montagna. Il Santuario, riaperto al culto il 28 giugno dopo l’importante intervento di miglioramento sismico finanziato dal PNRR, è rimasto raggiungibile solo a piedi, attraverso irti sentieri montani ripristinati da Calabria Verde, non praticabili da anziani e persone con fragilità, che hanno vissuto la delusione di non poter raggiungere il luogo sacro, confidando che quest’anno la viabilità potesse essere ripristinata.

La partecipazione ai riti di San Luca ha mostrato un quadro variegato: la veglia del 1° settembre ha registrato una presenza numerosa e intensa, mentre il 2 settembre, giorno della Solenne Festa della Madonna di Polsi, l’affluenza è risultata più contenuta rispetto al 2025. Le carovane, elemento identitario della celebrazione, hanno in gran parte scelto di non spostarsi in nessuna delle numerose ricorrenze a San Luca, ribadendo il valore simbolico del Santuario come sede naturale della festa. Per molti pellegrini, infatti, il pellegrinaggio verso Polsi non è semplicemente una destinazione, ma un cammino che si compie in un luogo preciso, dove l’accoglienza tradizionale non è rappresentata da essenziali servizi urbani, bensì dalle fontane di montagna e dall’ambiente naturale che da secoli accompagna la devozione.

Nonostante le difficoltà logistiche, la volontà delle istituzioni ecclesiastiche e civili è stata quella di preservare la continuità della ricorrenza, garantendo ai fedeli un luogo sicuro in cui ritrovarsi e pregare. La recente riapertura del Santuario, ha rappresentato infatti un segno di speranza: un passo avanti verso la piena restituzione del luogo sacro alla sua comunità.

Ora lo sguardo è rivolto ai prossimi mesi, con l’auspicio che il tratto Cano–Polsi possa finalmente essere completato e che la Festa della Madonna della Montagna possa tornare a vivere nel suo scenario naturale, dove storia, fede e tradizione si intrecciano da secoli.