PRESENTATO A RIACE MARINA IL VOLUME “ANATOMIA ARCHEOSTATUARIA DEI BRONZI DI RIACE” DI RICCARDO PARTINICO

di DANIELA LA CAVA

“Anatomia Archeostatuaria dei Bronzi di Riace” è il titolo del nuovo libro del professor Riccardo Partinico, dedicato a un’accurata analisi dell’anatomia delle figure scultoree simbolo dell’arte classica: i Bronzi di Riace.

La presentazione si è svolta in una location d’eccellenza, l’Hotel Federica di Riace Marina, nella località che nel 1972 restituì al mondo le celebri statue, i più importanti ritrovamenti archeologici del mondo antico.

A distanza di oltre mezzo secolo dalla loro scoperta, le dinamiche del ritrovamento continuano a essere oggetto di dibattito e approfondimento. L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di confronto non soltanto sull’anatomia statuaria delle due opere, ma anche su discipline diverse e complementari, quali la storia dell’arte, le analisi tecnico-scientifiche, gli studi forensi applicati ai beni culturali, le indagini di laboratorio e i riscontri isotopici, strumenti che oggi consentono di affrontare lo studio delle opere archeologiche con metodologie sempre più avanzate.

La conferenza si è aperta con l’intervento del professor Riccardo Partinico, giornalista sportivo, docente di scienze motorie e sportive e presidente della SGS Fortitudo 1903 e del Museo dello Sport di Reggio Calabria. La sua esposizione ha illustrato una ricerca innovativa che apre nuovi scenari nello studio dei Bronzi di Riace e, più in generale, della statuaria.

Secondo l’autore, l’osservazione sistematica della fisicità delle statue consente di individuare numerosi elementi anatomici che trovano riscontro nella realtà biologica. Lo sviluppo della muscolatura, le proporzioni degli arti, la conformazione delle articolazioni e l’analisi dell’apparato scheletrico permettono di avanzare ipotesi fondate sulle attività praticate dai soggetti raffigurati. In particolare, lo studio prende in esame aspetti compatibili con discipline quali la lotta e il pancrazio, ma anche con attività che richiedevano un intenso utilizzo degli arti superiori e inferiori, come l’equitazione e il combattimento armato, interpretati secondo i parametri atletici del mondo antico.

Particolare attenzione è stata dedicata alle alterazioni anatomiche e scheletriche rilevabili nelle statue: forme di varismo degli arti inferiori, prognatismo mandibolare, differenti tipologie craniche e correlazioni tra la struttura del cranio e quella della colonna vertebrale. Elementi che, secondo la ricerca, dimostrano come gli scultori dell’antichità non si limitassero a rappresentare modelli ideali astratti, ma riproducessero caratteristiche fisiche specifiche e riconoscibili.

Tra gli aspetti più originali emersi dallo studio figura l’individuazione nella Statua A di cinque incisivi visibili, una peculiarità anatomica raramente osservata nella statuaria antica e che trova interessanti confronti nella storia dell’arte rinascimentale. Sono stati inoltre evidenziati particolari riconducibili all’utilizzo di schinieri e ulteriori dettagli anatomici e morfologici che contribuiscono ad arricchire la lettura delle due celebri opere.

È seguito l’intervento dell’architetto e professore Rocco Vergari docente di Storia, che ha voluto rendere omaggio ai quattro giovani che prestarono soccorso al sub scopritore ufficiale delle statue, dott. Stefano Mariottini, impegnato nelle acque di Riace che, nella prima deposizione, aveva dichiarato l’avvistamento di un gruppo di Statue e non di una coppia. Una vicenda che continua a occupare una posizione importante nel racconto del ritrovamento delle statue e che richiama l’attenzione sui numerosi interrogativi ancora aperti.

Secondo Vergari, le testimonianze e la documentazione disponibile presentano ancora elementi controversi che meritano ulteriori approfondimenti. I quattro ragazzi diventano così il simbolo di una verità storica ancora in parte da ricostruire, strettamente legata alle circostanze che portarono all’individuazione delle statue sui fondali di Riace.

La conferenza è proseguita con la brillante relazione della dottoressa Antonella Privitera, esperta scientifica dei beni culturali e perito forense per i crimini contro il patrimonio culturale. Il suo intervento ha fornito una lettura basata su evidenze scientifiche, illustrando il contributo degli esami tecnico-diagnostici, delle analisi di laboratorio, delle indagini forensi e dei riscontri isotopici applicati allo studio dei reperti archeologici. Un approccio che integra la ricerca storico-artistica con dati oggettivi e verificabili, offrendo nuove prospettive per la conoscenza dei Bronzi di Riace.

A concludere l’incontro è stato Giuseppe Braghò, autore di numerosi studi e pubblicazioni dedicati ai Bronzi di Riace. Grazie a una ricerca documentaria sviluppata nell’arco di diversi decenni, Braghò ha portato all’attenzione del pubblico, documenti conservati presso la Soprintendenza e altre fonti archivistiche che hanno contribuito a mantenere aperto il dibattito sulle circostanze del ritrovamento, sulle operazioni di recupero e sugli aspetti ancora non pienamente chiariti di una delle più straordinarie scoperte archeologiche del secolo scorso.

L’incontro ha confermato come i Bronzi di Riace continuino ancora oggi a rappresentare un inesauribile campo di ricerca, capace di mettere in dialogo archeologia, storia dell’arte, scienze forensi e indagini tecnico-scientifiche, nella costante ricerca di nuove risposte su due opere che continuano ad affascinare studiosi e pubblico di tutto il mondo.