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SIDERNO – PUBBLICATO IL DECRETO DI SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE

Aristide Bava
SIDERNO – Sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale le motivazioni che hanno portato allo scioglimento del Consiglio comunale di Siderno per infiltrazioni mafiose. C’è di tutto e di piu’. E anche se la relazione del Prefetto di Reggio Calabria che, poi, ha portato alla successiva proposta di scioglimento del Ministro Matteo Salvini avanzata al Consiglio dei Ministri ed avallata dal presidente della Repubblica Mattarella e dal Presidente del Consiglio dei Ministri Conte è piena zeppa di “omissis”, per chi ha seguito le vicende della politica locale alcuni di questi sono già “leggibili” non fosse altro perchè interessano fatti di cronaca ampiamente riportati dalla stampa e alcuni, come ad esempio ” l’avvertimento” al dott. Pier Domenico Mammì, a suo tempo in predicato di essere candidato a Sindaco per il Pd, e poi ritiratosi riguardano vicende anti legislatura. Piu’ in avanti si fa anche riferimento pure se i nomi sono coperti da omissis agli attentati intimidatori, ai danni, tra gli altri, dell’attuale assessore al Bilancio della Regione Calabria Mariateresa Fragomeni, a suo tempo segretaria politica e capogruppo del Pd e del suo compagno di partito Giorgio Ruso – a lui bruciarono anche la macchina- che secondo gli organi di governo, costituiscono ” prove schiaccianti di un condizionamento mafioso dell’attività amministrativa”, Il passo che fa da premessa al decreto di scioglimento recita “«Gli accertamenti posti in essere dall’organo ispettivo hanno disvelato un quadro fattuale ancorato a prassi amministrative poco trasparenti ovvero decisamente illegittime,che denunciano una
obiettiva sovraesposizione dell’istituzione locale alle pregiudizievoli richieste di un ambiente connotato dalla pervasivita’ di consorterie di tipo mafioso».
FUDA ATTENDE DI CONOSCERE COSA C’E’ DIETRO GLI OMISSIS
Ci sono, però altri aspetti che l’atto ufficiale pieno di omissis rende, poi, difficile metter a fuoco le responsabilità ascritte all’ex amministrazione comunale,a singoli soggetti o allo stesso apparato burocratico del Comune. Cosa questa, comunque, già data per scontata dall’ ex sindaco Pietro Fuda che, nella conferenza stampa di commiato ha già anticipato la sua volontà di fare ricorso al Tar e di chiedere, per questo motivo, la “visione” integrale della sentenxza depurata anche dagli omissis. Intanto, ad ogni buon conto, si parla già nella sentenza di un’amministrazione pesantemente condizionata dalle pressioni e dai condizionamenti della potente consorteria criminale dei Commisso, egemone in città e con radicamenti e addentellati in diverse parti del mondo, di affidamenti dei lavori a ditte e società raggiunte da interdittive antimafia della Prefettura di Reggio Calabria, dal mancato o tardivo accertamento della sussistenza di dette interdittive e del ricorso frequente ad affidamenti diretti nell’assegnazione dei lavori più importanti. Tra l’altro – si fa riferimento nell’allegato del decreto di scioglimento – alla ” risultanza di una recente operazione di polizia giudiziaria sfociata nell’esecuzione di provvedimenti di fermo di indiziati di delitto emessi dalla Procura della Repubblica di Roma e dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria in relazione al reato di associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, ricettazione e traffico di armi. Piu’ nel dettaglio, nell’ambito della citata operazione di polizia giudiziaria e’ emerso da fonti di prova che, in vista delle consultazioni amministrative di maggio 2015, la

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summenzionata ‘ndrina ha assicurato il proprio sostegno elettorale in favore di un soggetto candidatosi alla carica di consigliere comunale nella lista dell’attuale organo di vertice dell’ente e risultato poi eletto con il maggior numero di preferenze rispetto agli altri candidati di quella lista». Il candidato in questione – si evince chiaramente – dovrebbe essere l’ex capogruppo in consiglio comunale del Centro Democratico Giuseppe Figliomeni, eletto con 554 preferenze alle elezioni comunali del 31 maggio 2015.
LA RELAZIONE DI SALVINI
Lo stesso Ministro Salvini nella sua relazione a corredo del dispositivo evidenzia che ” il prefetto stigmatizza le minacce intimidatorie di cui sono stati destinatari, a febbraio 2016 ed a dicembre 2017, un consulente dell’ente e tre componenti il consiglio comunale, uno dei quali — dimissionario nello stesso mese di dicembre 2017 — a febbraio dello scorso anno aveva anche subito l’incendio della propria autovettura. Inoltre “con riferimento all’attività gestionale posta in essere dall’amministrazione comunale, il prefetto e la commissione di indagine segnalano che nel settore dei contratti pubblici si è fatto ripetutamente ricorso al metodo dell’affidamento diretto, all’artificioso frazionamento del valore degli appalti ed alla mancata o tardiva adozione delle determine a contrarre, in contrasto con le disposizioni di legge vigenti in materia e con le norme regolamentari dell’istituzione locale.Segnatamente, – aggiunge Salvini – è stato accertato l’omesso espletamento di accertamenti antimafia nei confronti delle ditte aggiudicatarie in violazione dell’art. 100 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159. In particolare, dalla relazione di accesso risulta che delle descritte irregolarità ed omissioni ha beneficiato anche una società a cui il comune, nel 2016 e nel 2017, ha reiteratamente affidato lavori in via diretta ed in economia, pur essendo stata la stessa destinataria di un provvedimento interdittivo fin da febbraio 2012. Una vicenda analoga è stata riscontrata con riferimento ad un’altra ditta nei confronti della quale ad ottobre 2013 era stata adottata un’informativa interdittiva, la quale è risultata anch’essa più volte affidataria nel 2016 e nel 2017 di forniture comunali, in via diretta ed in economia”. Altro passo evidenziato è che ” La commissione di indagine rimarca inoltre che con determina di luglio 2015, a seguito di un procedimento connotato da gravi anomalie, i lavori di smaltimento dei fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane sono stati aggiudicati ad un’impresa destinataria di due interdittive antimafia emesse rispettivamente a luglio 2009 e ad agosto 2016″. Ed ancora altra vicenda riportata e definita “sintomatica” è quella relativa alla procedura per l’affidamento dell’incarico concernente l’elaborazione del piano comunale spiaggia, ” la cui importanza risulta evidente ai fini della salvaguardia e della corretta gestione del patrimonio demaniale marittimo che, come sopra evidenziato, riveste un valore nevralgico nell’economia dell’ente. Al riguardo, l’attività di indagine ha messo in luce che nei confronti della società aggiudicataria — alla quale l’incarico era stato conferito fin da dicembre 2016 — l’amministrazione comunale ha provveduto a richiedere, soltanto a gennaio 2018 e quindi ad accesso già in corso, le prescritte informazioni antimafia, ancora una volta in violazione del richiamato art. 100 del decreto legislativo n. 159 del 2011 ed in contrasto con le cautele che sarebbe necessario adottare a tutela della legalità in un contesto ambientale in cui è consolidata la presenza di sodalizi criminali”. Il Ministro aggiunge, poi che ” Sempre con riferimento al settore dei contratti pubblici, il prefetto sottolinea che il presidente di un’associazione locale — a cui il comune ha affidato in concessione la gestione di un impianto sportivo a decorrere da settembre 2003 — annovera frequentazioni con affiliati alla ‘ndrina radicata nel territorio. In proposito, assume rilevanza emblematica la circostanza che l’impianto in questione al tempo dell’accesso risultava di fatto gestito dalla citata associazione, pur avendo l’amministrazione comunale proceduto — nello scorso mese di febbraio — alla revoca del contratto di concessione per morosità nel pagamento dei canoni”. Ed ancora, in ordine al settore delle concessioni demaniali marittime, è stato rilevato che ” l’organo ispettivo pone in rilievo che dal 2015 a luglio 2017 l’amministrazione comunale ha adottato numerosi provvedimenti dì rinnovo di pregressi titoli abilitativi, condizionandone l’efficacia alle risultanze delle richieste di informazioni antimafia inoltrate alla prefettura dí Reggio Calabria. É stato peraltro acclarato che uno dei soci di un’impresa concessionaria è stretto affine di un personaggio apicale della consorteria localmente dominante”. Secondo la rtelazione ” Gli accertamenti esperiti hanno anche messo in luce i rapporti di affinità esistenti tra alcuni esponenti di famiglie malavitose ed i legali rappresentanti di altre due società titolari di concessioni demaniali marittime, destinatarie — a febbraio 2017 — di certificazione interdittiva antimafia emessa dalla predetta prefettura”. C’è anche una parte relativa a diversi beni confiscati alla criminalità organizzata che malgrado “siano stati trasferiti, all’esito delle prescritte procedure di assegnazione, al patrimonio indisponibile dell’ente per finalità istituzionali o sociali ai sensi dell’art. 48, comma 3, lettera c), del decreto legislativo n. 159 del 2011, a tutt’oggi, nessuno di quei beni risulta utilizzato per le citate finalità”.Sul piano economico finanziario poi ” le risultanze dell’accesso hanno disvelato una situazione di diffusa mala gestio caratterizzata da gravi inefficienze nell’attività di riscossione delle entrate tributarie e dalla conseguente, scarsa capacità dell’amministrazione comunale di fare fronte alle spese correnti”.