Dal 16 ottobre 2026 è iniziato al Sud Italia un grande sciopero indetto dalle sigle di categorie degli autotrasportatori e degli agricoltori, che ha coinvolto tutte le regioni meridionali, a partire dalla Calabria e dalla Sicilia, per poi vedere l’adesione di Puglia, Campania, Basilicata e Abruzzo. Il principale motivo alla base della cessazione delle attività è l’aumento del carburante, giunto a costi insostenibili (2,50 euro a litro), che fa andare in perdita le ditte di autotrasporti, mentre in campo agricolo gli imprenditori lamentano l’aumento del prezzo del gasolio agricolo e dei fertilizzanti, che è causa dell’aumento dei prezzi per la filiera agroalimentare, il che rende svantaggioso continuare la produzione.
Alle proteste dei lavoratori del comparto agricolo e logistico del Sud, si sono uniti gli studenti liceali e universitari del Nord Italia (sull’onda delle proteste studentesche francesi), saldandosi in un fronte comune contro le politiche economiche messe in atto dal governo Meloni.
Nei giorni e nelle settimane precedenti, quando si stavano accendendo le prime avvisaglie, le reti televisive nazionali, controllate dal governo e ad esso ligie, hanno deliberatamente ignorato le notizie, deviandole su altri casi di cronaca internazionale o nera, come il caso Garlasco. Solo dopo che le proteste e le manifestazioni sono esplose con tutto il loro vigore, da Milano alla Calabria, è stato impossibile censurare del tutto la notizia, sebbene i due principali telegiornali nazionali o non ne parlino ancora oppure lo mettano in secondo piano, evidenziandone più che altro gli episodi di violenza, scoppiati a Milano durante le manifestazioni studentesche.
Nella provincia di Reggio Calabria si sono creati dei presidi permanenti, di cui due nella Locride: uno a Grotteria Mare (organizzato dalla Federlog, l’associazione degli autotrasportatori), l’altro a Bovalino, sviluppatosi in modo autonomo. Ciò ha attirato inevitabilmente l’attenzione della politica locale, sia istituzionale che partitica: in entrambe le località si sono recati a portare solidarietà e proposte le delegazioni di forze politiche (come Partito Democratico e Forza Italia), oltre a molti primi cittadini componenti dell’Assemblea dei Comuni della Locride, come Mariateresa Fragomeni di Siderno, Vincenzo Maesano di Bovalino, Paolo Pulitanò di Samo, Giuseppe Campisi di Ardore.
A Bovalino i coordinatori del presidio, organizzatosi spontaneamente e comprendente agricoltori, autotrasportatori e cittadini simpatizzanti dello sciopero appena indetto, hanno espresso le loro richieste e le loro speranze: Giuseppe Varacalli, imprenditore agricolo, a nome delle categorie degli agricoltori e degli autotrasportatori ormai ridotte all’esasperazione, chiede risposte al governo, consapevole che non si ha la bacchetta magica ma che quantomeno le loro richieste vengano considerato, perché le condizioni economiche in cui lavorano sono ormai insostenibili. In caso contrario saranno pronti ad andare il 23 ottobre fino a Roma e ad aderire allo sciopero nazionale indetto dal sindacato della CGIL per il 20 novembre.
Proprio sul ruolo (e sull’assenza) dei sindacati e della politica, ha tuonato Francesco Talia, già sindacalista della CISL:
«Il degrado che c’è oggi e l’assenza del sindacato che c’è oggi non c’è mai stata. È vergognoso che da tanti giorni qui ci siano agricoltori, trasportatori e tanti cittadini che esprimono solidarietà e non ci sia una bandiera del sindacato. È vergognoso che i partiti a Roma discutono, parlano e blaterano e però, sia la nafta sia la benzina aumentano continuamente; se poi andiamo nei supermercati, vediamo dalla sera alla mattina che ci sono aumenti del 15, del 20 e del 30%, mentre gli agricoltori pagano i prodotti allo stesso prezzo come tanti anni fa. La stessa cosa vale per gli autotrasportatori: questa è gente che lavora, hanno fatti degli investimenti per comprare i camion e servire lo Stato, perché stanno servendo lo Stato. Noi chiediamo che vengano abolite tutte delle le accise: tutti i partiti, dal PD, a Forza Italia e Fratelli d’Italia dicono che quelle sono reminiscenze fasciste. Ma se lo sono, ebbene le tolgano! Sennò vuol dire che anche loro sono coinvolti nel mangia mangia, come diciamo noi in Calabria. Ed oltre a questo, che controllino non la mafia che va in giro, perché quella la stanno controllando, ma quella dei petrolieri, dei banchieri che si stanno mangiando l’Italia. Questa [i manifestanti] è gente che lotta contro lo sfruttamento del cittadino italiano e sono per il progresso. E agli amici del Comitato dei Sindaci di Siderno, dico che quando si riuniscono che non parlino del sesso degli angeli, ma che vadano tutti insieme a Roma, a parlare con Mattarella e gli altri, per mostrare il degrado che c’è in Calabria. Noi siamo distanti in Europa e tutto quello che portano qua ci costa di più. E a chi costa di più? A questa gente che va avanti e indietro con i camion e vedono i figli una volta a settimana. Loro non lo sanno, ma noi sì. Allora che si muovano! Non dipende da nessuno, dipende solo da Roma. Quando si devono aumentare gli stipendi, i deputati a Roma non discutono con nessuno e sono tutti d’accordo: adesso che si mettano tutti d’accordo e facciano un ribasso del gasolio e della benzina!»
Domenico Falcometà, rappresentante di una ditta edile, ha affermato di aver partecipato al presidio per mostrare la sua solidarietà e la sua vicinanza agli autotrasportatori e agli agricoltori, ma anche a dare voce al settore dell’edilizia, che è penalizzato per il caro carburanti e per l’elevata pressione fiscale. A quest’ultimo passaggio Falcometà ha fatto un’amara domanda retorica, chiedendo:
«Ma chi instaura le tasse sul costo dei dipendenti e su tutti quello che è la burocrazia italiana, ha mai lavorato con le proprie braccia? Ha mai capito una persona, umanamente e fisicamente, cosa può ottenere una persona col proprio lavoro e come fa a pagare tutte queste tasse? Il gasolio ci ha tagliato per l’ennesima volta le gambe perché non riusciamo più a sostenere, noi titolari di impresa, a lavorare 14 ore al giorno e 7 ore su 7, per arrivare a fine mese con un pugno di mosche in mano. Quindi, una persona di 32 anni come me, non vede davanti Campi Elisi, ma una spianata di spine e macerie. Quindi di questo passo l’Italia può andare solo al collasso».
L’imprenditore edile ha poi detto di aspettarsi molto dallo sciopero, sia da parte del settore agricolo che da quello logistico, anche se rimane piuttosto sfiduciato dei risultati a livello politico istituzionale, perché chi di dovere è stato poco o per niente presente e si fa finta di non vedere un problema che coinvolge tutti.
Infine ha preso la parola Fortunato Maisano, di professione operaio, che ha partecipato per senso di solidarietà e di appartenenza alla protesta, in quanto anche le altre categorie di lavoratori devono fare rifornimento di carburante all’automobile per andare a lavoro; pur essendo in minima parte speranzoso, Maisano si mostra scettico sul versante politico-sindacale (in quanto ritiene che i sindacati non stiano facendo il proprio dovere), anche se si è dichiarato disponibile a partecipare allo sciopero generale del 20 novembre.
Queste finora le voci di una parte di quel mondo lavorativo che è vitale per l’economia nazionale italiana che non hanno trovato quasi nessun riscontro politico, se si eccettuano i primi passi compiuti da Partito Democratico, che nell’Assemblea nazionale del 18 ottobre a Roma ha dato voce e spazio alla rappresentanza degli autotrasportatori e degli agricoltori meridionali, i quali hanno chiesto risposte e interventi concreti e calati nella realtà e in mezzo alla gente. C’è da augurarsi che anche a livello governativo le acque si smuovano e che i vari ministri competenti non siano più insensibili al grido di dolore di questi lavoratori che hanno pagato già troppo sulla loro pelle un modello economico ormai fallimentare.
Promovideo Tv News