Il grande stilista reggino raccontato da chi lo ha conosciuto. Un viaggio nel lato umano di un genio profondamente legato alla sua Terra Madre.
Si è svolto mercoledì 22 aprile, sulla terrazza panoramica del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, l’incontro organizzato dall’Ordine degli Architetti PPC della provincia, dedicato al ricordo del più celebre reggino della storia: Gianni Versace, all’anagrafe Giovanni Maria Versace. Un appuntamento pensato per restituire voce e contesto alla sua “fase reggina”, quella che precede la fama, Milano, le passerelle e che affonda le radici nella sua Terra Madre.
L’incontro è stato aperto dal direttore del MArRC, dott. Fabrizio Sudano, che ha richiamato la vicinanza della famiglia Versace e l’interesse costante della città verso la mostra attualmente ospitata al museo, un segnale evidente di come il ricordo di Gianni sia ancora vivo, autentico, condiviso. Sono seguiti i saluti istituzionali del sindaco metropolitano Carmelo Versace, del sindaco facente funzione Domenico Battaglia e della presidente dell’Ordine degli Architetti, Santina Dattola, interventi che hanno riportato alla luce un dato spesso taciuto, ovvero che per decenni la città non ha celebrato adeguatamente il suo figlio più illustre.
Solo negli ultimi anni infatti, anche grazie alla presenza e alla collaborazione della famiglia, Reggio Calabria ha iniziato a ricostruire con rigore il legame con lo stilista, fino alla decisione di intitolargli il nascente Museo del Mare.
Una città che non lo ha dimenticato e che oggi, a quasi ottant’anni dalla sua nascita, riscopre finalmente la profondità di quel legame.
Tra gli aneddoti emersi durante l’incontro, moderato dal Vicepresidente Vicario dell’Ordine l’arch. Ignazio Ferro, uno in particolare ha restituito la misura di questa connessione, il 1972, anno in cui Gianni firma il suo primo contratto a Milano, avviando la sua ascesa nel mondo della moda, coincide con l’anno della scoperta dei Bronzi di Riace, oggi custoditi proprio nel museo che ha ospitato l’evento. Due nascite simboliche, due rivelazioni che hanno segnato la storia culturale della città e del mondo.
Il parterre dei relatori era composto da chi Gianni Versace lo ha conosciuto davvero, condividendo con lui anni, emozioni, esperienze: amici, conoscenti e familiari, perché il tema della conferenza non era il successo della maison, ma la sua giovinezza a Reggio e gli anni formativi nella sartoria materna, dove tutto è iniziato.
L’architetta Tina De Luca ha raccontato il legame di parentela e gli episodi familiari che restituiscono un Gianni giovane, determinato, affettuoso. Ha ricordato la volontà della madre Franca di indirizzarlo verso la professione di geometra, poi abbandonata, e gli abiti che Gianni realizzò per lei, in particolare il vestito bianco del suo diciottesimo compleanno e l’abito da sposa, l’unico abito nuziale mai disegnato dallo stilista, che conserva ancora come una reliquia.
L’architetto e docente Renato G. Laganà ha riportato alla memoria episodi condivisi e ha mostrato una cravatta donatagli dall’amico Gianni, decorata con piccole Gorgoni su fondo verde, una delle prime interpretazioni della Medusa, concepita agli inizi degli anni Settanta, quando il simbolo che avrebbe reso celebre la maison stava appena prendendo forma.
Il maestro pittore Natino Chirico, compagno di giovinezza di Gianni, ha ricordato gli anni trascorsi nella sartoria materna, tra lavoro intenso e sogni condivisi, e i racconti delle sere in cui, chiusa la serranda, partivano verso la costa tirrenica, a Bagnara Calabra, la nota località balneare che ha dato i natali alla grande Mia Martini, per ammirare il mare d’inverno. Un’amicizia che non si è spenta con il successo e che restituisce una dimensione più umana di un uomo dal talento straordinario.
Nelle conclusioni, i relatori hanno evocato anche la dimensione familiare, originaria di Santo Stefano d’Aspromonte, la figura della primogenita Tinuccia (scomparsa prematuramente) e il ruolo fondamentale del fratello Santo, presenza costante e determinante nella vita e nella carriera di Gianni. È emerso inoltre il tema delle omissioni del passato, dalle mancate intitolazioni di vie e piazze ai riconoscimenti tardivi, segno di una città che per troppo tempo ha esitato nel riconoscere pienamente il valore del suo figlio più grande.
Un legame che Reggio Calabria, dopo anni di silenzi e omissioni, oggi torna finalmente a riconoscere e valorizzare.
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di DANIELA LA CAVA