QUANDO L’INCLUSIONE DIVENTA SPETTACOLO

Una serata nata dalla visione di Santo Palumbo e sostenuta dalla Fondazione Antonino Scopelliti, dove arte, fragilità e coraggio si intrecciano trasformando il palcoscenico in un luogo di libertà condivisa.

di DANIELA LA CAVA

La Fondazione Antonino Scopelliti, nata nel 2007 in memoria del magistrato Antonino Scopelliti, ucciso dalla ’ndrangheta nel 1991 mentre ricopriva il ruolo di Sostituto Procuratore Generale della Corte di Cassazione, è oggi una delle realtà più attive nel panorama civile e culturale calabrese. Guidata dalla figlia Rosanna Scopelliti, la Fondazione opera tra Roma e Reggio Calabria con un impegno costante nella solidarietà verso le vittime di mafia, nella prevenzione dei fenomeni criminali, nella formazione delle nuove generazioni e nella promozione di iniziative culturali che mantengono viva la memoria e alimentano una coscienza collettiva fondata sulla legalità. È un lavoro quotidiano, concreto, che unisce istituzioni, scuole, associazioni e cittadini, e che trova nel teatro un luogo naturale di incontro e testimonianza.

Dentro questa cornice prende forma Artisti Senza Limiti Il Sogno, l’evento ideato dal comico reggino Santo Palumbo e sostenuto dalla Fondazione. Una serata pensata non per riempire un calendario, ma per dare spazio a un modo diverso di intendere l’arte: non come privilegio, ma come diritto; non come intrattenimento da consumare, ma come esperienza da condividere. L’atmosfera che accoglie il pubblico al Cineteatro Odeon è quella delle occasioni in cui la cultura diventa gesto collettivo. Volontari, operatori delle associazioni, tecnici, famiglie: ognuno contribuisce a creare un equilibrio che permette ai ragazzi di sentirsi parte di qualcosa di grande. Prima dello spettacolo, la mostra di pittura di Daniele Chiovaro introduce il tema del sogno e della creatività come spazio aperto a tutti.

Quando la sala si riempie e le luci si abbassano, è chiaro che ciò che sta per accadere è il risultato di un lavoro condiviso. Artisti professionisti, associazioni come Anffas, Agedi, Piccola Opera e Prometeo, scuole di danza e volontari si muovono con naturalezza, uniti dall’idea che il palcoscenico possa diventare un luogo dove il talento non conosce barriere e dove l’inclusione è un’esperienza concreta, visibile, emozionante.

A scandire il ritmo della serata sono i tanti interpreti che si susseguono sul palco, ciascuno con la propria energia e la propria verità. Uno spettacolo che non indulge nel pietismo e non cerca scorciatoie emotive, ma che si affida alla forza autentica delle persone. Una forza che non deriva dall’aspetto, dal vigore fisico o dall’intelletto, ma da qualcosa di più profondo, primordiale, capace di attraversare il pubblico senza filtri. Una forza che non ammette freni e non può impedire alle ali di spiccare il volo.

L’evento si apre con il video rap dei tre fratelli Chiovaro, che nella loro immobilità hanno trovato un modo per non arrendersi. La loro musica e la loro capacità di raccontarsi diventano un atto di libertà. Immobilità fisica e movimento creativo si intrecciano, dando vita a un messaggio che arriva dritto al punto: si può percorrere il mondo anche restando fermi, se la mente e il cuore non conoscono prigioni.

A seguire, la musica e i disegni di due artiste ipovedenti trasformano il palco in un luogo dove la percezione diventa visione interiore. Poi la comicità spontanea di tanti altri protagonisti, che alternano leggerezza e profondità con una naturalezza che solo chi vive la scena come spazio di verità può permettersi.

Tra i momenti più attesi arriva l’ingresso di Max Cavallari, storico volto dei Fichi d’India, artista amatissimo e legato alla Calabria da radici familiari. La sua presenza non è un semplice intervento, ma un gesto di partecipazione sincera. Con la sua comicità surreale e affettuosa, Max si inserisce nel ritmo della serata senza sovrastare nessuno, valorizzando l’energia dei ragazzi e accogliendo il pubblico con una spontaneità che appartiene solo agli artisti veri.

Il momento più intenso arriva quando amore, deformità, letteratura e spettacolo si incontrano nella celebre aria di Notre Dame de Paris. Una voce che vibra, un corpo che racconta, un’emozione che attraversa la sala come un’onda. In quell’istante il teatro diventa davvero di tutti: non c’è distanza tra palco e platea, non c’è differenza tra chi interpreta e chi osserva. C’è solo un’unica esperienza collettiva, potente e irripetibile.

Così, Artisti Senza Limiti Il Sogno si chiude come era iniziato, con la consapevolezza che l’inclusione non è un tema ma un atto, non è un obiettivo ma un modo di stare al mondo. La Fondazione Antonino Scopelliti, con la sua presenza discreta e determinata, e Santo Palumbo, con la sua visione artistica e sociale, hanno dato vita a una serata che non è solo spettacolo ma testimonianza. Una testimonianza che ricorda che il talento non conosce barriere e che la cultura, quando è autentica, ha il potere di unire ciò che la vita spesso divide.