SAN FRANCESCO DI PAOLA, IL SANTO ANIMALISTA.

San Francesco di Paola è, oltre che il fondatore dell’Ordine dei Minimi, anche il patrono della Calabria, della Gente di Mare della Nazione italiana e di alcune comunità, come Paola, Bovalino (RC) e altri comuni meridionali. Al suo tempo (Paola, 27 marzo 1416 – Plessis lez Tours, 2 aprile 1507) fu famoso soprattutto per la sua santità da vivo, la sua umiltà, la sua povertà, la sua carità e le sue doti di taumaturgo.

Oltre questo, però, c’è un aspetto su cui poco ci si sofferma: Francesco di Paola amava gli animali e non voleva vederli soffrire, poiché le considerava creature di Dio; per molti versi quindi oggigiorno si potrebbe appellarlo come “santo animalista”. Due sono gli episodi che testimoniano questa attenzione verso le altre creature viventi: la resurrezione della trota Antonella e la cura verso l’agnellino Martinello.

Il primo caso avvenne dopo la fondazione del convento dei Minimi di Paola, durante il quale san Francesco aveva fatto sgorgare una fonte di acqua fresca dalle rocce per dissetare gli operai che lavoravano alla sua costruzione. Da questa sorgente un prete pescò una trota (a cui il sant’uomo aveva dato nome Antonella), che voleva mangiare poiché era un pesce molto pregiato; quando lo seppe, il frate gli inviò un confratello per scongiurarlo di non mangiare il povero pesce. Il prete però, adirato per aver potuto gustare la trota divorata solo in parte, ne buttò a terra i resti rimasti nel piatto. Ma il monaco raccolse pietosamente i resti di Antonella e li riportò a Francesco, che li rimise nella fonte supplicandoli di riunirsi e di tornare a vivere. Accadde infine che la trona resuscitò e tornò a guizzare nell’acqua, indicando quanto potere poteva avere chi credeva fermamente in Dio.

L’altra vicenda animalista vide protagonista Martinello, un agnellino al quale san Francesco di Paola si era affezionato e che portava sempre con sé durante la costruzione del monastero paolano. Un giorno però gli operai che lavoravano al santuario, avendo fame, lo uccisero, lo mangiarono e ne buttarono le ossa nella fornace; quando Francesco gli chiese se lo avessero visto, essi negarono. Quindi il frate lo chiamò a gran voce e l’agnellino uscì dalla fornace infuocata completamente vivo e vegeto, fra lo stupore e l’imbarazzo dei lavoratori presenti.

Spesso Martinello viene confuso con un asino protagonista di un altro celebre miracolo: un giorno, mentre si stava recando alla corte di re Luigi XI di Francia, san Francesco si accorse che l’asinello che trasportava le sue cose non aveva più i ferri ai piedi e camminava faticosamente. Giunto quindi nella città più vicina, chiese ad un maniscalco di fargli nuovi ferri, ma si accorse che non poteva pagare il lavoro del solerte artigiano. Quindi gli disse:

«Buon uomo, io non ho neppure un soldo. Tutto il mio capitale è accreditato dalla Divina Provvidenza: lo supplicherò affinché vi conceda un’abbondante ricompensa nell’altra vita».

            Tuttavia il maniscalco non accettò le sue grazie e si sentì preso in giro, inveendo malamente contro di lui e tutti quelli della sua sorte. Stando alla tradizione popolare, San Francesco allora si rivolse al somarello, ordinandogli:

«Martinello mio, costui vuole che noi lo paghiamo, ma siccome non abbiamo proprio nulla da dargli, neanche un carlino [moneta di poco valore dell’epoca]], ti comando di restituirgli i suoi ferri, in modo che non sia così adirato e cattivo».

            Il docile animale obbedì al suo padrone e scosse prime le zampe anteriori e poi quelle posteriori, lasciando cadere i quattro ferri come fossero delle pere mature, sotto gli occhi del furente fabbro. Saldato così il suo debito, san Francesco e Martinello ripresero il loro cammino, sebbene il ciuchino adesso camminasse come se avesse delle pantofole al posto dei ferri, tanto leggeri erano il suo passo e la sua andatura. Questo miracolo si sarebbe col tempo confuso con quelle della resurrezione dell’agnellino, facendo sì che entrambi gli animali abbiano avuto lo stesso nome.

            Di fronte a tanta considerazione e rispetto verso gli animali, la lezione di cura e amore impartita dal santo calabrese dovrebbe tornare predominante, poiché oggi la violenza contro gli animali continua e infuria malgrado le leggi contro di essa, rese più aspre e severe.