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SIDERNO – BULLISMO E CYBERBULLISMO

Siderno – La Consulta Giovanile Comunale di Siderno, presieduta da Fabrizio Figliomeni, in occasione della recente Giornata Nazionale contro il Bullismo e Cyberbullismo, ha posto l’ attenzione su due fenomeni che, nelle loro accezioni di intolleranza, discriminazione e odio, violenza fisica e psicologica, purtroppo risultano essere molto diffusi e capaci di causare danni enormi alla vita dei più giovani. Bullismo e Cyberbullismo alimentano una piaga che continua a dilagare tra i giovani a ritmo sostenuto. L’espansione della comunicazione elettronica e online, e la sua diffusione tra i preadolescenti e gli adolescenti, – è stato detto durante l’incontro – hanno reso il problema molto più cinico e spietato. Il bullismo digitale è stato infatti considerato una forma subdola di persecuzione a causa della quale i social network, i forum, le piattaforme di interazione o di messaggistica diventano luoghi non sicuri e pieni di insidie, in cui ognuno di noi rischia di incappare nelle maglie di questi spietati e annoiati criminali digitali. Un fenomeno trasversale, in aumento esponenziale negli ultimi anni, in cui la vittima rischia di essere ancora più esposta alla vergogna e chi bullizza sempre più difficile da combattere, per via delle caratteristiche intrinseche della rete. I numeri fanno paura. Solo nel periodo del lockdown – è stato rimarcato – si sono verificati 121 casi di cyberbullismo con vittime tra i ragazzi e 89 con vittime tra i docenti, 9 casi di “sexting” e 4 di “revenge porn”; 23 i gruppi Telegram in cui vengono diffuse indebitamente immagini di minori con anche un episodio di adescamento. In effetti, è facile considerare come tutte le criticità del vivere online e delle identità virtuali esplodano in un periodo in cui noia, perdita di scopo e una reclusione forzata acuiscono delle problematicità che già durante l’adolescenza e la preadolescenza sono particolarmente presenti. Ecco perché. secondo la Consulta giovanile di Siderno – occorre trovare presto un modo per arginare questa piaga sociale. Passi avanti ne sono stati fatti ma evidentemente non sono bastati. A quattro anni di distanza dall’entrata in vigore della legge n. 71 del 2017, i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo, infatti, sono tutt’altro che risolti, rappresentando una delle priorità per le politiche educative che richiede un dialogo sempre più stringente tra le diverse istituzioni. Le famiglie, in primis, prime comunità educanti, dovrebbero porre ai loro figli dei limiti nel tempo di utilizzo delle nuove tecnologie sociali per impedire che si verifichi una mancata maturazione delle competenze empatiche. L’attenzione verso il mondo interiore dell’altro è necessaria per attivare una sana e robusta socializzazione. La perdita di empatia delle relazioni online è infatti il primo problema su cui famiglie, istituzioni educative e media-company devono lavorare, insegnando a chiunque utilizzi un computer, uno smartphone e la connessione ad Internet, che le parole sono pietre una volta scagliate, e che un video o una foto condivisa in rete per scopi poco nobili non verrà mai cancellata, si replicherà all’infinito e non ci sarà possibilità di fermarla, e che, quindi, il dolore di chi subisce il bullismo digitale si riproporrà ogni volta in cui, in dieci secondi, quella foto o quel video verranno aperti e ricondivisi. Per la consulta è importante l’azione di genitori ma anche dei docenti ed sono anche necessari interventi efficaci che richiedono uno spazio di supporto a chi subisce violenza, a chi la perpetra e anche a chi la osserva. L’obiettivo dei prossimi anni, per questo motivo, dovrà essere quello di implementare il ruolo della resilienza che si sviluppa grazie a alcune caratteristiche specifiche come un buon contesto familiare, una buona rete sociale, fattori individuali come un certo livello di autostima, uno sviluppo morale accurato, la capacità autoregolativa delle emozioni, lo sviluppo dell’empatia e, non ultimo, i fattori cognitivi e lo sviluppo di schemi non disadattivi e funzionali, utilizzabili nei propri processi di valutazione di informazioni contestuali, relazionali e ambientali.
nella foto un folto gruppo di componenti della Consulta comunale giovanile