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LOCRIDE – INTERVISTA A LUIGI SBARRA ” LA VERA SFIDA PARTE DAL SUD”

Aristide Bava
Luigi Sbarra oggi segretario aggiunto della Cisl, il 3 marzo, giorno in cui è stato convocato il Consiglio generale confederale sarà chiamato ad assumere il ruolo che è oggi di Annamaria Furlan, di segretario nazionale. Dovranno essere, ovviamente gli organismi collegiali a confermare l’indicazione della Furlan ma non ci dovrebbero essere problemi visto anche il qualificato lavoro che Luigi Sbarra, reggino di Pazzano , classe 1960, ha fatto nella sua lunga carriera di sindacalista. Una carriera iniziata a Locri e continuata a Roma. A lui, alla vigilia della sua scalata al vertice del sindacato, abbiamo rivolto qualche domanda sulla attuale situazione del nostro Paese, con particolare riferimento ai problemi della Locride e della Calabria.
Di che segno sono in generale le prime valutazioni della Cisl sulla fase storica apertasi con la caduta del Conte II e la nascita del Governo Draghi ?
«Si apre finalmente una stagione di collaborazione e coesione politica, che davvero ci auguriamo sia di prospettiva e non solo “tattica”, e che auspichiamo si allarghi subito e in modo strutturato alla vera collaborazione sociale. I nomi della nuova compagine di governo sono di assoluto valore nella componente tecnica e di indubbia esperienza in quella politica. Ora va misurata la volontà di aprire un confronto vero con le parti sociali sui temi del lavoro e dell’occupazione, della coesione sociale e territoriale, delle infrastrutture e delle politiche industriali, della partecipazione e della democrazia economica. Abbiamo, dalla nostra, la carta irripetibile del Pnrr: dobbiamo giocarcela bene, non ci sarà data un’altra occasione. La parola chiave è concertazione. I corpi intermedi responsabili e rappresentativi devono partecipare al percorso riformatore».
Quali sono le riflessioni e gli impegni della Cisl su occupazione e infrastrutture per un territorio come la Locride che rimane una delle zone del nostro Paese più arretrate, in un quadro in cui ancora il Mezzogiorno e la Calabria sono fortemente penalizzate?
«La sfida della ripartenza nazionale si vince al Sud, riscattando allo sviluppo le aree a più alta sofferenza, che sono anche quelle con maggiore vocazione alla crescita. In questo la Calabria, e la Locride in particolare, rappresentano una sfida nella sfida, che richiede politiche infrastrutturali specifiche, con risorse aggiuntive e buona qualità della spesa da parte del governo nazionale e delle amministrazioni locali. Si tratta di aprire i cantieri, di puntare alla manutenzione del territorio, di ricollegare le aree isolate e interne al resto del Paese e all’Europa. E quindi di realizzare finalmente strade, autostrade, velocizzazione ed alta velocità e capacità ferroviaria, valorizzare la portualità a cominciare da Gioia Tauro. Ma anche di qualificare le infrastrutture sociali stabilizzando il precariato storico nella pubblica amministrazione, nelle scuole e nella sanità, assicurando a tutti l’esercizio dei diritto di cittadinanza, e quindi legalità e presidio da parte delle istituzioni, mobilità, sostegno alla terza età e alla non autosufficienza».
In Calabria e nella Locride in particolare , in questo momento la pandemia ha colpito forte un settore, quello del turismo, che negli scorsi anni sembrava aver mostrato una certa vivacità.
«Il turismo è il settore in assoluto più colpito dagli effetti del Covid, e la sua crisi produce un effetto domino devastante in tante altre attività dell’indotto. Un dramma per il Paese e una vera tragedia per il Sud, che non compensa questo stallo con la manifattura come invece riescono a fare le aree forti. Bisogna intervenire contemporaneamente su tre fronti: assicurare ristori adeguati alle aziende del comparto e protezione sociale a tutti i lavoratori, accelerare il piano vaccinale anche modificando i protocolli sulla sicurezza per somministrare le dosi nei luoghi di lavoro e, intanto, avviare la stagione degli investimenti e delle politiche attive, rigenerando il tessuto produttivo e sociale non solo nel Mezzogiorno. Sono direttrici che dobbiamo percorrere in un solo tempo».
Sanità e Scuola sono due settori molto delicati che pesano notevolmente sul vivere civile del territorio. Cosa si deve fare per migliorare la situazione?
«Occorre effettuare un grande investimento su questi due settori, iniziando dallo stabilizzare il lavoro e dall’avviare massicci piani di assunzione, che facciano recuperare la strada persa in questi anni. Il sotto-organico, sia negli ospedali che nelle scuole, ormai è la regola, così come è avvertita come normale, specialmente al Sud, la cronica sotto-dotazione tecnica e tecnologica. Lo stesso per la debolezza della medicina territoriale. È su questi nodi, che amplificano criticità nazionali, che dobbiamo agire, anche ricominciando a parlare di Mes Sanitario, 37 miliardi a cui stiamo sbattendo la porta in faccia. Dobbiamo farlo partendo sempre dalla consapevolezza che al Sud – e non solo – se si taglia sulle politiche sociali si alimentano anche i poteri criminali. Se si chiude una scuola si rischia di aprire un carcere».
Sul Mezzogiorno e sulla Calabria in particolare, la Cisl come intende muoversi nell’immediato futuro?
«Bisogna partire dal lavoro ben tutelato e qualificato, dai giovani e dalle donne, che pagano il conto più salato di questa crisi. C’è un’emergenza occupazionale che si sovrappone a un’urgenza di coesione sociale, e richiede di attivare i driver dei nostri territori. Penso al volano della logistica e della portualità, a settori che tutto il mondo ci invidia come l’agroalimentare, l’artigianato, il patrimonio culturale e naturalistico. Penso all’industria ed al terziario da far ripartire, alla transizione tecnologica e green che deve riqualificare anche la “pelle” produttiva meridionale. C’è tanta energia nelle nostre comunità che resta svilita e compressa. E solo sbloccando gli investimenti pubblici e stimolando quelli privati che possiamo liberarla e trasformarla in giustizia sociale e crescita economica per il Paese».
Che significa per un figlio di un piccolo borgo di questa terra assumere la direzione di uno dei più importanti sindacati del Paese?
«È un grande onore e una grande responsabilità. Con me porterò sempre un pezzo della mia terra, delle mie origini, e della mia famiglia. Devo dire grazie a loro, ad Annamaria Furlan, a tutta la Cisl per aver creduto in me e per avermi sempre sostenuto. Come sempre ho fatto, dedicherò tutto me stesso all’Organizzazione e al grande popolo che rappresentiamo».